L’angolo dove tieni nascosto il composter potrebbe essere il più bello del giardino.

Ground zero, l’habitat invisibile delle tappezzanti coprisuolo

Provate per un attimo a trasportarvi con l’immaginazione in un sottobosco di latifoglie ad inizio primavera; la luce che filtra radente arriva al terreno, orfano del suo calore dopo il lungo e rigido inverno. Scommetto che se vi soffermaste con attenzione, in controluce, potreste persino apprezzare il vapore acqueo sollevarsi dal suolo muschioso in nuvolette eteree.

L’assenza del fogliame, posatosi durante l’autunno ai piedi del bosco, permette ai raggi del sole di lambire il suolo dove riposano e si sviluppano le radici, che la stessa coltre di foglie ha protetto dal gelo più profondo. Le piante si ricordano allora che è il momento del risveglio, finalmente! La linfa torna a circolare nei fusti, alimenta i tessuti, trasporta minerali, acqua, energia. Ma non solo negli alberi.

La sotto, a filo del terreno, nascosta al nostro pigro sguardo, la vita sta spumeggiando come non mai. Infatti, è in questo momento che entrano in scena le bulbose e le rizomatose; hanno aspettato tanti mesi l’arrivo di febbraio con la sua luce soffusa le mattine umide ed i pomeriggi assolati. Dal terreno allora compaiono i più disparati tipi di piante lasciando il loro rifugio tra le radici degli alberi che li hanno protetti dalla rocambolesca caccia degli ungulati.

Crochi, Bucaneve, Mughetti ricoprono i nostri boschi di colore, fogliame leggiadro, piccoli steli, una vegetazione moderata, mai eccessiva, se non nel vasto numero di esemplari prendendo la forma di una piccola prateria.

In quei giorni il bosco è loro e loro sono le regole del gioco; nessuno può rivaleggiare con le coprisuolo in quanto ad adattamento alle condizioni ancora instabili della fine dell’inverno.

La sotto, dove normalmente non posiamo lo sguardo, esiste tutto un piccolo mondo vegetale capace di stupire, di fiorire, di deliziare l’aria con profumi diffusi e mai arroganti; colorando le nostre giornate anche quando il resto del nostro abaco botanico, mesofilo per definizione, ancora sbadiglia pigro, in attesa che il calore marzolino risvegli moti vigorosi e vegetali.

Parentesi pratica
Se ti è piaciuta questa suggestione, ottobre è il momento opportuno per piantare bulbi e rizomi perché il prossimo febbraio in giardino sia ricco di spunti ed energia vitale. 
Scopri le piante che puoi trovare nel nostro vivaio 

Ho volutamente utilizzato questa introduzione tardo invernale per portare la vostra attenzione sul suolo, ai piedi dei grandi alberi e degli arbusti che troppo spesso rubano la scena a causa dei nostri raptus botanici. È innegabile che la profusione di corolle fiorite su Camelia japonica all’isola Bella sul lago Maggiore, sia una vista di incomparabile perfezione botanica, o il fascino magnetico della fioritura di un viale di Jacaranda mimosifolia a Buenosaires in novembre.

Vista, olfatto, ed animo in questi casi, sono nutriti in una sorta di pantagruelico banchetto floreale, ma è una soddisfazione troppo facile, se mi permettete lo snobismo vegetale.

Come quando al supermercato tutti i prodotti che il market manager vuole vendere prima e meglio, vengono posizionati ad altezza degli occhi, così in natura queste profusioni possono distrarci dalle fantastiche praterie ed espressioni del sottobosco che invece, nei nostri contesti domestici, possono fornirci soluzioni agronomicamente equilibrate e dal grande valore ornamentale e paesaggistico.

Nello specifico, spesso mi trovo ad analizzare coi miei clienti delle zone del loro giardino che nel corso degli anni hanno perso fascino, il più delle volte al di sotto della chioma di alberi che un tempo (n.d.r. 30 anni prima) erano piccoli – quando l’ho portato a casa, stava in una scatola da scarpa- mi dicono increduli. Se poi ci aggiungiamo l’ombra proiettata dalla siepe di confine, ecco che un angolo che un tempo conferiva valore all’insieme, oggi, priva di tappeto erboso, con il solo tronco di un albero spoglio, radici affioranti, e buio costante, diventa il contesto giusto per un composter, il più delle volte poi dimenticato a sé stesso.

Se invece lo stesso angolo lo vestiamo con perenni tappezzanti scelte per il tipo di ombra, cambia tutto. Sotto un albero adulto, dove le radici si prendono l’acqua, lavorano bene Epimedium, Geranium macrorrhizum, Vinca minor, Euphorbia amygdaloides var. robbiae e le felci più robuste come Dryopteris e Polystichum. Dove il suolo resta fresco, ad esempio contro un muro a nord, si può osare con Hosta, Astilbe e Hakonechloa macra ‘Aureola’. E tra una pianta e l’altra, i soffici muschi.

Una nostra realizzazione con piante coprisuolo da ombra

Il suolo ai piedi dei grandi alberi riceve ossigeno, nutrimento, si rinvigorisce grazie alla simbiosi con gli altri organismi vegetali e non che vivono nel substrato morbido ed accogliente che una piantagione in equilibrio è in grado di generare.

Ma c’è di più, Amici Giardinieri, non solo in ombra le tappezzanti possono risolverci dei problemi in giardino, ma anche in porzioni assolate, su versanti inclinati di difficile composizione e soprattutto tra le fughe di un camminamento in  opus incertum dove, ad esempio, troviamo un alleato impareggiabile in Isotoma fluviatilis, una graziosa piantina dalle infiorescenze celesti estive, che incornicia con garbo la lastre dei percorsi pedonali, oppure Micromeria Thymifolia che oltre ad adattarsi a suoli particolarmente drenanti, potrà deliziare le nostre passeggiate in giardino con il gradevole aroma dei suoi oli essenziali.

Questi vegetali dalle grandi capacità adattive possono aumentare in modo considerevole il valore percepito dei nostri giardini, grazie ai loro colori, alle differenti texture del fogliame, allo sviluppo della vegetazione, al profumo dei fiori. Sta a noi sapere cogliere l’opportunità insita nelle coprisuolo che a dispetto dalle poche cure che richiedono, nel regalare armonia ed equilibrio ai nostri spazi verdi, anche quelli meno in vista.

Preferisco un tappeto pieno di aghi di pino o di erba spugnosa al più lussuoso dei tappeti persiani. (Helen Keller)

E voi, avete uno spazio in giardino che vorreste vedere tornare a “verdeggiare” rigoglioso?

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