Perché il modello Oudolf non funziona in Italia — e cosa fare invece..
Mentre scrivo questo pezzo il telefono che vibra ogni cinque minuti — qualcuno che mi chiede di salvare le piante che bruciano, di aggiustare l’irrigazione che non basta mai, di intervenire su un giardino che sembrava perfetto ad aprile e oggi sembra l’anticamera del Sahara — Sapete già di cosa sto parlando?
Ogni estate le chiamate aumentano. E ogni estate mi pongo la stessa domanda: stiamo davvero progettando i giardini giusti per il clima che abbiamo?
Il fascino del Nord e la realtà del nostro clima
Ho passato anni ad ammirare con malcelata emozione i lavori di Piet Oudolf, Nigel Dunnett, Mien Ruys. Maestri assoluti, capaci di costruire paesaggi che sembrano distillati di natura eppure sono profondamente pensati. Li ho studiati sui libri, li ho portati nei miei cantieri come riferimento, li ho citati ai clienti come modello di bellezza sostenibile. Ne ho parlato in un mio pezzo recente se vuoi approfondire https://www.ossolagiardini.it/low-input-high-impact-massimo-effetto-con-il-minimo-impiego-di-risorse/
Poi ho guardato i miei giardini in agosto.
E ho capito che noi non possiamo, e sempre di più non potremo, replicare quei risultati. Non per mancanza di competenza — ma perché il modello che ci propongono nasce in Olanda, in Germania, nel Regno Unito, dove i prati restano verde chiaro senza soffrire, dove le perenni crescono compatte e fioriscono ripetutamente, dove l’estate non è una prova di sopravvivenza per le piante. Da noi, quelle stesse erbacee perenni che al Chelsea Flower Show stazionano elegantemente sotto i 50 cm, in Piemonte raggiungerebbero gli 80 nella metà del tempo, si alletterebbero sotto il loro stesso peso e sfiorirebbero esauste prima di ferragosto.
Il clima è cambiato. I giardini ancora no.
Vent’anni fa, quando iniziavo a lavorare, Oleandro, Ulivo, Corbezzolo, Osmanthus fragrans erano piante “non rustiche” nel nostro clima subalpino. Oggi vivono in piena terra e producono fiori e frutti che un tempo sognavamo sfogliando le riviste. La Passiflora è comune sulle alture del Lago Maggiore. La Bouganvillea non fa più paura.
Studi di ONU, NASA e atenei come quello di Zurigo disegnano scenari a 20-50 anni dove Roma raggiungerà i 45°C, Berlino sarà come Milano oggi, e intere aree del Nord Africa diventeranno invivibili senza climatizzazione. I nostri paesaggi cambieranno più velocemente di quanto le piante riescano ad adattarsi.
E noi continuiamo a progettare come se fossimo nel 1995.
Cosa funziona davvero — il giardino della Gariga
Esiste un modo diverso di progettare: meno dipendente dall’acqua, più radicato nel paesaggio mediterraneo, capace di essere bello tutto l’anno senza chiedere in cambio quel livello di manutenzione che oggi nessuno può davvero permettersi.
Ci lavorano da anni professionisti come Stefano Assogna a Roma, Olivier Filippi con il suo approccio alle piante mediterranee, e soprattutto Fernando Caruncho — il mio riferimento assoluto — che armonizza volumi morbidi in paesaggi eterei di una eleganza difficilmente eguagliabile.
Il punto di partenza sono le piante di Gariga: sole diretto, terreno drenante, quasi nessuna irrigazione una volta stabilite. Alcune tra le più efficaci nei nostri contesti:
- Phlomis fruticosa — generosa, argentea, con una fioritura gialla che dura settimane e non si dimentica facilmente.
- Cistus — quasi indistruttibile, ideale nei climi siccitosi, fiorisce in bianco e fucsia con una presenza scenica sottovalutata.
- Teucrium fruticans — discreto, semi-erbaceo, con piccoli fiori azzurri e una rusticità che raramente delude.
- Helichrysum italicum — coprente, efficace, con quel profumo di curry che è un bonus inatteso.
A questi si affiancano naturalmente Lavandula, Perovskia, Stipa, Santolina, Rosmarinus, Euphorbia: insieme costruiscono un paesaggio che non ha bisogno di essere salvato ogni estate. Ha bisogno di essere capito.
Se stai ripensando il tuo giardino, Ossola Giardini progetta e realizza da vent’anni bordure naturalistiche, aiuole a basso fabbisogno idrico e spazi verdi pensati per il clima che abbiamo, non per quello che avevamo. Se vuoi capire se il tuo giardino è pronto per affrontare le estati che verranno, contattaci per una consulenza: ti diremo con chiarezza cosa tenere, cosa cambiare, e come farlo.

