Possiamo (e dobbiamo) contribuire davvero a migliorare l’ambiente o è la solita fake news proto-ecologista?

Io penso che possedere e coltivare un Giardino oggigiorno porti con sé anche un po’ di responsabilità sociale, oltreché un piacere, un hobby o un impegno di tempo.

Si, cari Giardinieri sensibili, avete letto bene, ho scritto una responsabilità sociale.

Però, prima di sapere il perché di questa mia butade, scaturita in un uggioso martedì di ottobre, vi consiglio vivamente di mettere in riproduzione il live dei Pink Floyd a Pompei, farvi massaggiare l’anima dalle loro eteree sonorità ed entrare in contatto coi temi cari a questo blog: ambiente, etica, socialità, senso civico, paesaggismo evoluto, ecologia.

Torniamo all’incipit di questo articolo: responsabilità sociale, perché?

Perché nel momento in cui siamo conduttori di un lotto di terreno, terrazzo, giardino pensile che sia, in quel momento, ci assumiamo anche, forse troppo inconsciamente, l’onere che quel determinato Giardino per natura sarebbe tenuto ad esprimere dal punto di vista del miglioramento dell’ambiente nel quale è inserito.

Abbiamo già detto tempo addietro, ma lo ripeto perché è fondamentale averlo sempre chiaro che, per ambiente si intende l’insieme degli elementi fisici, chimici e biologici nei quali gli esseri viventi vivono, influenzandosi a vicenda e interagendo fra di loro e con lo spazio circostante; Quindi, anche quando pensiamo al nostro Giardino di 2/300 mq, non possiamo crederci estranei a queste definizioni, lasciandole ai soli proprietari di grandi appezzamenti; nel senso che ogni spazio verde, anche il più piccolo vasetto di gerani dimenticato al sole di luglio, può contribuire (e dovrebbe) a fare la sua parte.

La biodiversità può essere aiutata, anche semplicemente non ostacolandola, rifiutando l’utilizzo di tappeti erbosi plastici, limitando l’impiego di fitofarmaci solamente a quando è indispensabile, fornendo riparo e un habitat ideale anche ai piccoli abitanti del Giardino in inverno, definendo uno spazio, anche molto limitato, dove ammucchiare il fogliame, che poi rimuoveremo a primavera e riutilizzeremo nell’orto. Creando ad arte piccoli corridoi ecologici adatti ai migratori stagionali.

Ma in che modo? Vi starete forse chiedendo; semplicissimo, con un po’ di sensibilità, attenzione nella scelta delle piante, nella definizione degli spazi in funzione del vostro gusto e di come utilizzerete lo spazio ed il tempo in Giardino.

Veniamo quindi al pratico, perché, per non fare la figura del proto-ecologista del quale parlavo ad inizio articolo, è necessario che chiarisca cosa e come lo intendo, perché possiate anche dirmi che sto vaneggiando o che più semplicemente non siete d’accordo con la mia visione e magari sottoporci la vostra che, speriamo, possa essere migliore se non addirittura illuminante.

Sensibilità: mentre la cassa bluetooth diffonde One of these days, mi sovviene che questo “nostro” spazio letterario è dedicato alle persone che possiedono questo straordinario aspetto dell’esistenza umana, che in passato ho definito come segue: Colui che è Incline, per natura o per educazione, a recepire stimoli di carattere intellettuale, emotivo, etico o estetico; che segue e valuta, con sensibilità e consapevolezza, fatti e valori; in questo caso riferiti espressamente al Paesaggio ed al Giardino.

È necessario, a volte, riuscire ad esulare dal concetto di “io” per passare a quello di “comunità” perché le scelte che faccio nel mio Giardino possono ripercuotersi, anche non volendo, nello spazio circostante, innescando una ricaduta di eventi ecologicamente positivi ed auspicabili per tutto il circondario, come, al contrario, delle scelte scellerate potrebbero impoverire un determinato habitat, condannandolo alla morte biologica.

Quindi, ad esempio, nel momento della scelta delle varietà vegetali, mettere a dimora delle specie non solo rifiorenti ma anche appetite e ricercate dagli impollinatori, potrebbe fare moltissima differenza nella quantità e nella tipologia di fioriture che la primavera seguente potreste trovare “ dipinte” nei prati e nelle aiuole al di là dei vostri confini e poi ancora, dopo qualche altro anno, vedere fiorire un prugnolo, una rosa canina o un profumatissimo Ciliegio abitato da scoiattoli, passerotti e ricci. Una vera piccola comunità ecologica.

Che piante potrei utilizzare allora in un Giardino, o terrazzo di modeste dimensioni ma che “pensa” in grande e vuole contribuire ad un miglioramento ecologico?

La Sarcococca ruscifoglia Dragon gate, un piccolo arbusto sempreverde, dal fogliame lucido e verde scuro, si adatta a contesti con poca illuminazione solare, fiorisce prestissimo, dopo l’inverno quando le api si riattivano e sono alla ricerca dei primi fiori da banchettare. Inoltre, produce coloratissime bacche rosse, ghiotte agli uccellini, regalandovi un via vai di vita e canti garruli e cristallini.

Bacche di Sarcococca ruscifoglia Dragon gate
Fiori di Sarcococca ruscifoglia Dragon gate

In bordure assolate e con terreno ben drenato, potreste invece ospitare con successo della Verbena rigida, una pianta dai lunghi steli fioriti, che anche al nord Italia, se collocata in una zona ben esposta e riparata dal freddo troppo intenso, può superare l’inverno.

Verbena rigida

Data la sua colorazione lilla può essere associata con successo cromatico alla Rudbeckia hirta Toto, biennale di statura inferiore rispetto alle sue parenti più strette, diciamo che cresce circa 50 cm, quindi ciò le permette di essere coltivata con successo anche in contenitore su terrazzi e marciapiedi. Si produce in corolle gialle col centro scuro al termine dell’estate, allungando di fatto la bella stagione e regalando alle silfidi (ndr un’altra categoria di impollinatori) gli ultimi pollini prima del fresco dell’autunno.

Rudbeckia hirta Toto

Un’altra protagonista, poco esigente, delle vostre aiuole potrebbe essere l’Erysimum Bowles Mauve, piccolo arbustino sempreverde dalla prolungata fioritura estiva, particolarmente gradito agli impollinatori.

Erysimum Bowles Mauve

Ultima suggestione è quella data dal Cosmos bipinnatus Apollo Carmine, una annuale di semplicissima semina, e dimensioni contenute, circa 60/70 cm che può essere coltivata sia in bordure che contenitori per creare sfondi di un colore magenta davvero suggestivi.

Cosmos bipinnatus Apollo Carmine

Veniamo ora alla definizione degli spazi in Giardino, secondo il gusto di ognuno.

Nel progettare uno spazio verde, si cerca innanzitutto di trovare un’idea fondante alla quale fare riferimento ed alla quale richiamare tutti gli elementi che lo compongono, per legarli e sviluppare quindi un racconto armonico e comprensibile.

Dopodiché si stabiliscono le destinazioni d’uso primarie che uno spazio verde sarà destinato ad assolvere, ad esempio: un laghetto con le carpe, un solarium, uno spazio giochi, un orto biologico, una serra per i Vs bonsai etc, etc.

Archiviato questo importante passo del percorso progettuale, ecco che possiamo dare la nostra impronta personale al Giardino, utilizzando il nostro gusto personale, le nostre conoscenze pratiche e botaniche per arredare gli spazi con le finalità precedentemente individuate.

Quindi, signori miei, lasciandovi ai latrati di Mademoiselle Nobs di sottofondo, chiudo la mia dissertazione dicendo che pochi semplici passi, possono fare moltissima differenza tra vivere in un ambiente più ricco di vita, colore e piacevolmente fresco, ed uno dove grigio, polvere e temperature altissime la fanno da padrone.

Sono certo che le coscienze sensibili sapranno cogliere gli input di queste righe e farne tesoro mettendo in atto, anche poco per volta, piccoli ma significativi gesti che miglioreranno i nostri giorni futuri.

L’unico uomo che conosco che si comporta sensibilmente è il mio sarto; ogni volta che mi vede prende di nuovo le mie misure. Gli altri invece vanno avanti con le loro vecchie misure e si aspettano che io faccia altrettanto.

George Bernard Shaw