Mettere in sicurezza una pianta: verità scientifica o bufala?

Impariamo cosa si cela dietro a questa frase per disarmare gli approfittatori.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente hai già visto il nostro contenuto sulla potatura online e vuoi capire meglio, dal punto di vista scientifico, perché la capitozzatura — il taglio drastico che riduce un albero a un “attaccapanni” — è una pratica dannosa.

Qui entriamo nel concreto: vedremo cosa succede davvero a una pianta dopo un intervento drastico, perché quella ricrescita apparentemente vigorosa non è un buon segno e quali alternative professionali esistono per gestire la sicurezza senza compromettere la salute dell’albero.

Perché sì: la sicurezza è un tema serio. Ma non tutto ciò che viene venduto come “messa in sicurezza” lo è davvero.

Un fatto fondamentale: in natura, le piante non hanno bisogno di potatura.

Partiamo da una premessa che può sembrare paradossale ma è scientificamente incontestabile: in natura, le piante non necessitano di potatura. Anzi, fanno perfettamente a meno dell’intervento umano per vegetare rigogliose e propagare la loro specie.

Un concetto simile può suonare strano, alla luce dei tanti falsi miti che circolano, specialmente in rete. Ma è la realtà: gli alberi si sono evoluti per crescere, adattarsi e prosperare autonomamente.

Quando interveniamo, dobbiamo farlo con rispetto e parsimonia, solo dove e quando strettamente necessario, e sempre rispettando la fisiologia della pianta.

Sfatiamo un mito: il riscoppio vegetativo NON è segno di salute

Uno dei falsi miti più diffusi è che “se l’albero ributta con vigore dopo la capitozzatura, significa che è sano e forte”.

È esattamente il contrario.

Il riscoppio vegetativo esagerato e abnorme dopo una capitozzatura non è sinonimo di vigore. È la reazione disperata di un organismo in sofferenza.

Cosa succede davvero quando un albero viene capitozzato e soprattutto, davvero si aumenta la sicurezza di chi ci vive al di sotto?

Per capirlo, dobbiamo partire da come funziona un albero.

Un organismo vegetale autotrofo — cioè che si nutre autonomamente — vive grazie alla fotosintesi clorofilliana, che trasforma la luce solare in zuccheri e quindi in energia. Questa energia serve per nutrire foglie e rami e per l’accrescimento complessivo della pianta.

Quando un intervento umano asporta poca, molta o troppa chioma — fino a ridurre l’albero a un tronco nudo con pochi mozziconi — la pianta perde improvvisamente parte e a volte, completamente, la sua capacità di fare fotosintesi.

Per non morire quindi, l’albero è costretto a:

  1. Squilibrio energetico — Attingere a tutte le scorte energetiche accumulate in precedenza, diventando più povero in termini energetici, e quindi più vulnerabile ad attacchi di insetti e funghi.
  2. Squilibrio ormonale — Risvegliare o riemettere il più velocemente possibile nuove gemme, che si schiudono generando foglie e rami per riprendere a fare fotosintesi.
  3. Squilibrio strutturale — Questa nuova vegetazione non sarà nella posizione originaria prevista da madre natura, ma crescerà ovunque la pianta riesca a farla emergere, spesso in punti meccanicamente deboli, innescando futuri seccumi pericolosi.

Le conseguenze nel tempo? un albero meno sicuro, malato e più brutto!

La nuova vegetazione emessa cresce in modo sincopato e in diretta competizione per luce, nutrimento e spazio.

Questa sovrabbondanza col tempo:

  • Impedisce alla luce di arrivare all’interno dell’albero
  • Impedisce al vento di attraversare naturalmente ed elasticamente la chioma
  • Causa il disseccamento di molti rami interni
  • Rende l’albero meno sicuro di prima, poiché la nuova vegetazione è nata in posizioni meccanicamente deboli

Paradossalmente, quindi, un intervento fatto per “mettere in sicurezza”, può creare condizioni di maggiore pericolo negli anni successivi.

Prima dell'intervento di potatura, resosi necessario a seguito di capitozzatura
La stessa pianta dopo il secondo intervento di potatura di risanamento

Un esempio concreto: quando una conifera perde la cima a causa di una capitozzatura, i rami laterali — nati per crescere orizzontalmente — cercano di sostituire l’apice.

Si raddrizzano verso l’alto con angoli innaturali, formando strutture legnose meno resistenti.
La pianta passa da avere un unico apice dominante a svilupparne molti in competizione tra loro (codominanze).

Questo genera:

  • carichi strutturali anomali
  • crescita accelerata ma disordinata
  • perdita della forma tipica della specie
  • maggiore probabilità di rottua nel tempo

In termini agronomici, è uno squilibrio profondo e permanente e, a mio avviso, uno scempio..

capitozzatura
Due piante gemelle: quella sulla sinistra potata selvaggiamente per "metterla in sicurezza" e contenerne le dimensioni e quella sulla destra, lasciata in forma naturale. Nell'esemplare di sinistra si nota la linea di capitozzatura dalla quale si sono sviluppati molteplici rami verticalmente e in modo incontrollato.

La vera domanda: la capitozzatura rende davvero un albero più sicuro?

Nel breve periodo può sembrare di sì, perché la chioma viene ridotta.
Nel medio-lungo periodo, però, spesso accade il contrario.

Perché con quella pratica si ottengono:

  • rami più fragili
  • strutture instabili
  • maggiore necessità di interventi futuri

E quindi più costi e più rischi.

Esiste una alternativa? Una cura rispettosa e conservativa

In Ossola Giardini, il nostro approccio all’arboricoltura si fonda su un principio chiaro: essere rispettosi e conservativi.

I nostri servizi si articolano in:

  • Potatura di allevamento, riforma e contenimento dei volumi — interventi mirati per accompagnare la crescita naturale della pianta
  • Potatura di risanamento — a seguito di capitozzature pregresse o per rimonda del secco fisiologico

 Lo facciamo impiegando differenti tecniche:

  • Tree climbing professionale — con arboricoltori certificati che salgono in pianta usando corde e imbragature, raggiungendo ogni punto senza danneggiare la struttura
  • Piattaforme elevabili — quando necessario e dove gli spazi lo consentono

Ogni potatura è un mondo a sé, definito da: specie di pianta, contesto (urbano, parco, campagna), situazione fitosanitaria pregressa e necessità colturali.

Per questo eseguiamo sempre un sopralluogo di indagine e concordiamo con il cliente il metodo di intervento migliore perché l’obiettivo non è “tagliare”, ma mantenere o restituire alla pianta un equilibrio stabile e duraturo.

Potatura in tree climbing
Potatura in tree climbing

Servizi complementari: gestione fitosanitaria

Oltre alla potatura, ci occupiamo anche di piani di gestione fitosanitaria di alberature e filari, spesso in collaborazione con agrotecnici e agronomi.

Questi interventi includono:

  • Miglioramento del suolo
  • Concimazione radicale
  • Inoculo di micorrizze
  • Riporto di sostanza organica e ammendanti naturali

Spesso la vera sicurezza nasce da una pianta sana, non da una pianta accorciata.

Concimazione di filare di alberi
Concimazione radicale

Conclusioni

La capitozzatura è una pratica superata che indebolisce l’albero invece di rinforzarlo.

Quella che sembra una ricrescita vigorosa è, in realtà, una risposta di emergenza.
Nel tempo può rendere la pianta più fragile, più esposta a malattie e potenzialmente meno sicura.

Molti interventi drastici nascono da un’intenzione comprensibile: proteggere persone, case e spazi.
Ma quando non sono guidati da una conoscenza tecnica della fisiologia dell’albero, rischiano di produrre l’effetto opposto.

Quindi, diffidate di chi vi propone un intervento drastico di riduzione della chioma, spesso vietato e sanzionato dai regolamenti del verde cittadino.

Esiste un’alternativa: una gestione professionale, conservativa e mirata, che valuta davvero la stabilità e interviene solo dove necessario.

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