Nella mia professione sono quotidianamente in cerca di spunti progettuali, anche quando non lo faccio consapevolmente.
Mi capita di imbattermi nella soluzione tecnica che mi sfuggiva da giorni sfogliando svogliatamente una rivista di pesca d’altura nello studio del dentista, in uno scorcio suggestivo durante una passeggiata nel bosco, o più spesso su Pinterest.
Cerco l’ispirazione. Ma cos’è, davvero?
Credo sia il La di una canzone — l’incipit, il seme dal quale tutto nasce. Un seme che spesso non ci appartiene dal principio: lo prendiamo a prestito, con o senza il permesso di chi lo ha piantato prima di noi, e ci sblocca da un’impasse che a volte non sapevamo nemmeno di vivere. Un’immagine forte che si incastra in un pensiero rimasto incompiuto perché privato di una tessera. Che soddisfazione, quando accade.
L’oggetto fuori contesto
La soddisfazione più grande arriva quando qualcosa ti apre uno scenario progettuale impiegandolo in una maniera distinta da quella per cui era nato.
Entrate in un soggiorno luminoso. Al centro della stanza, a farla da padrone, trovate un antico tavolo da falegname — segnato da tutte le cicatrici delle battaglie sostenute su di esso nei decenni. Nessuno lo ha messo lì per caso: qualcuno ha visto in uno strumento di laboratorio un oggetto d’arredo capace di raccontare una storia. Da piano di lavoro a piano d’appoggio ornamentale. Stessa cosa, altro senso.
È da considerare negativo, allora, prendere spunto dalle idee altrui?
Cina, Giappone, e il viaggio di ritorno dell’idea
Nel mondo occidentale abbiamo pensato a lungo alla Cina come a una gigantesca fabbrica di repliche a basso costo — e spesso è stato vero. La RPC ha copiato senza remore, in barba al diritto d’autore internazionale, per colmare un divario economico e conquistare mercati. Ma c’è un caso che racconta qualcosa di più sottile.
I bonsai. I primi a miniaturizzare gli alberi furono i cinesi. I giapponesi presero quell’idea, la affinarono, la codificarono in una disciplina che cerca equilibrio, essenzialità, perfezione. Ne fecero qualcosa di nuovo e, molti direbbero, superiore all’originale.
Il paradosso è che oggi la Cina è il maggiore produttore mondiale di bonsai commerciali — piante forzate ad assomigliare a quello che un occhio inesperto riconosce come bonsai, ma lontanissime dallo spirito giapponese. Hanno preso a prestito un’idea, ne hanno svilito il senso, e l’hanno rivenduta. I giapponesi invece l’hanno presa, l’hanno rispettata, e l’hanno portata più lontano.
La differenza non sta nell’utilizzare un concetto altrui. Sta nel come.
La discriminante
Trarre ispirazione da un gesto, un’opera, un comportamento o una procedura tecnica — quando fatto per sviluppare qualcosa di migliore — non solo è tollerabile: credo dovrebbe essere incentivato.
Pensate a Gandhi. Con il suo esempio ha ispirato milioni di persone, contribuendo a soppiantare l’imperialismo britannico in India e in Sud Africa. Non ha inventato la resistenza. L’ha incarnata in modo irripetibile, e altri ne hanno tratto forza e ispirazione.
La discriminante è una sola: ispirarsi a modelli che portino intrinsecamente a un miglioramento.
Imparare a guardare bene
Nel mondo del verde manca spesso, in chi si avvicina al giardinaggio per passione, la voglia di approfondire prima di replicare. Gli strumenti ci sono — Pinterest su tutti, miniera inesauribile di idee pratiche — ma vanno usati con occhio critico. Non tutto ciò che appare bello lo è davvero: alcuni contenuti sono figli del click bait, non dell’agronomia o dell’architettura del paesaggio.
Allenarsi a distinguere è già metà del lavoro.
Per questo mi permetto di segnalare alcune persone dalle quali vale la pena di attingere — professionisti che fanno divulgazione seria, con giardini reali e competenza verificabile, non da copertina patinata.
Lee Burkhill — garden designer e divulgatore televisivo inglese, capace di rendere accessibile la progettazione senza banalizzarla.
gardenninja.co.uk
Ann-Marie Powell — professionista britannica con una visione forte e uno stile inconfondibile.
ann-mariepowell.com
Small Magical Gardens — un account Instagram che dimostra come anche i giardini piccoli possano avere un’idea forte.
Profilo Instagram
E in Italia?
Rosanna Castrini — fotografa e paesaggista, autrice di un bellissimo giardino visitabile a Bricherasio (TO).
"Ciò che ammiro in lei è il background di fotografa naturalista, che le conferisce una capacità rara: la sensibilità di trovare lo scatto giusto, nel posto giusto, all’ora giusta e disegnarlo in un giardino. Chi non è un pro della fotografia come lei, difficilmente riuscirà a replicare una così eterea perfezione dell’attimo e dell’espressività in giardino, ma potrà comunque prendere ad esempio i suoi lavori ottimamente eseguiti, consapevole che quegli scatti saranno figli di moltissime considerazioni e prove (e probabilmente sbagli) preliminari."
Mirco Colzani — designer lombardo che declina geometria e botanica con una sobrietà rara: poche piante, scelte bene, nel posto giusto.
mircocolzanigardens.com
Anche i nostri piccoli Giardini urbani, quindi, possono essere interessanti, poetici, biodiversi, profumati, evocativi, contemplativi, freschi, invidiati, coloratissimi e accoglienti. Basta volerlo innanzitutto e cercare ispirazione laddove la nostra curiosità si posa e trova terreno fertile.
Un occhio attento e un animo sensibile vedono in ogni spazio uno scorcio interessante. Con le competenze giuste, un luogo anonimo può diventare un posto nel quale vale la pena stare.

