Tirare le somme ogni fine anno è prassi, si sa. Così come del resto lo è fare nuovi, e suppostamente migliori, propositi per i giorni a venire.
Anche io, quindi, non mi voglio sottrarre a questa pratica di autoanalisi, che credo abbia anche delle valenze utili se ci si mette d’impegno, spinti da spirito critico ed autocritico.
Spotify nel mio rullino dell’anno, ha definito la mia età di ascolto associabile ad una persona di 61 anni, ebbene, voglio celebrare questo successo invitandovi a fare come il sottoscritto e, mentre leggerete queste righe, cliccare play sul brano Mammagamma di The Alan Parsons Project e tuffarvi nel passato remoto ma anche oltre, navigando tra i flutti onirici della loro musica.
Lasciando volutamente a sedi più opportune il contesto globale politico e macroeconomico attuale, cerco di dare senso e corpo all’anno che volge alla conclusione, focalizzandomi su una lettura personale in termini ecologici, professionali ed umani.
Ho piacevolmente scoperto che esistono molti laboratori ecologici, se così possiamo definirli, dove persone sensibili all’argomento, lavorano e si applicano per innescare un cambiamento, o almeno limitare i danni.
In questa particolare lista di animi nobili e menti aperte, trova posto il Prof. Akira Miyawaki, studioso giapponese che con le sue Tiny Forest, che ha contribuito a incentivare la creazione di nuovi spazi verdi in ambito urbano, promuovendo così la biodiversità, anche se riferita a piccoli spazi.
Ho visto nascere un nuovo Rain Garden alle porte di Milano, un bell’intervento, visibile a tutti che potrà fare da apripista, si spera, per molti alti progetti simili.
Ho letto di molte città, ad esempio Firenze, che stanno cambiando prospettiva e in cui viene adottato il criterio progettuale dei 3-30-300, ovvero un modo di progettare e sviluppare gli ambiti urbani antropizzati in modo tale che per ogni abitante siano visibili almeno 3 alberi da ogni finestra, che il 30% di superficie edificata sia coperta da verde e ci sia un massimo di 300 metri lineari, percorribili a piedi o in bicicletta, da una area verde con elevati valori qualitativi: ambientali ed ecologici.
Questo modo di concepire le nostre città genera una ricaduta concreta ed immediata sul benessere dell’individuo, dato dalla minore dipendenza da mezzi più o meno inquinanti a motore endotermico, da una attività fisica più costante, da un miglioramento dell’area in termini di temperatura, dalla qualità dell’aria respirata e dalla fruibilità degli spazi ed un miglioramento nella gestione delle acque meteoriche di superficie.
Sono tutte notizie confortanti, dalle quali si può capire che un cambiamento è in atto, anche negli animi e nelle volontà politiche, scientifiche, progettuali, prospettando un futuro migliore per i nostri figli.
Professionalmente parlando, il 2025 è stato il 20° anno dall’inizio del nostro percorso aziendale che inizia così ad assumere anche una sorta di valenza storica.
E’ stato anche quello nel quale ci siamo misurati in un palcoscenico importante a livello nazionale, la rassegna spazi creativi di Orticolario a Como, dove siamo risultati tra le 7 proposte finaliste selezionate per la realizzazione del concept progettuale proposto in fase eliminatoria.
La sfida è stata quantomai impegnativa in termini di logistica, progettazione, costruzione di un giardino temporaneo ma che fosse plausibilmente permanente.
Nello sviluppare il nostro progetto abbiamo impiegato le nivee Betula alba come quinta scenica, da associare a piante dal fogliame o dai rami colorati, come Imperata cylyndrica o il Cornus alba sibirica elegantissima
Il percorso ci ha lasciati arricchiti sotto molti aspetti: relazionali, di affiatamento come team, di confronto con realtà e colleghi di molte parti di Italia, di motivazione e di ri-incontri con persone importanti nel mio percorso umano e professionale.
Passando dal passato al futuro, il nostro 2026 è permeato, come spesso ci accade, di sfide da affrontare, con l’intento di crescere come azienda, come persone e come squadra di professionisti.
Ci auguriamo di riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo, non perdendo entusiasmo e rimanendo fedeli alla nostra etica professionale che ci lega alla nostra amata terra d’Ossola.

